dopo la nascita

Dopo la nascita

Dopo nove mesi di gravidanza, i quaranta giorni post parto

Dopo il parto e la nascita di Alice il mondo mi sembrava cambiato. Tutto si svolgeva dentro una bolla dove il tempo era diventato una convenzione degli altri adulti ed io con Alice viaggiavo in un tempo lento fatto di latte, pannolini e nanne.

Il primo periodo è stato così, i primi 40 giorni. La famosa “quarantena”.

In questo periodo così rivoluzionario per la mia vita, la mia ostetrica c’era. È lei che veniva a casa a vedere se fosse tutto ok.

Se io e Alice stessimo bene, se Alice “ciucciava” a dovere e se cresceva e poiché stavamo bene e Alice ciucciava come si deve e cresceva…

Io e l’ostetrica abbiamo parlato a lungo.

E lei mi rassicurava: stavo facendo bene, di andare avanti dritta e fregarsene dei consigli non richiesti che eppure piovono. Mi diceva che nessun altro al mondo poteva sapere meglio di me cosa servisse ad Alice, di cosa aveva bisogno.

Lo sapevo, perché sono la sua mamma, cellule delle sue cellule, carne, sangue e respiro.

Da ostetrica cerco di esserci, esattamente come c’è stata 3 anni fa la mia.

Amo questa parte del mio lavoro. Non c’è nulla di più emozionante di vedere una mamma e il proprio bambino, una coppia di fatto che vive come fosse una creatura unica e inscindibile nelle sue parti.

Dopo la nascita i neonati sono incredibilmente uniti alla madre. Dipendono da lei in tutto: l’affetto, la nutrizione, la pulizia, il sonno, il contatto, la comunicazione con il mondo. Gli ormoni, i messaggeri del cervello, promuovono l’atteggiamento di cura della madre nei confronti del figlio, ne va della sua sopravvivenza.

Dall’altra parte c’è una donna che è nata mamma. Il vissuto e il tipo di parto, l’andamento dell’allattamento e la vita con il neonato sono elementi che condizionano il suo stare e la sua salute globale.

Ecco dunque che questa coppia di fatto è come un puzzle composto da tanti fattori. Cogliere tutti questi elementi è ciò che faccio durante una visita dopo il parto.

Lo sguardo è globale e d’insieme. Non è possibile guardare un solo pezzettino, si smarrirebbero gli altri. Non è possibile guardare solo l’apparenza globale, si perderebbero i dettagli.

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Foto by Virgola®

Perché un’ostetrica a domicilio dopo la nascita?

 

Ecco dunque che questa coppia di fatto è come un puzzle fatto di tanti fattori.

  •             La donna
  •             Il neonato
  •             Il papà
  •             Il nucleo familiare

Ma è alla donna che spetta il centro.

Il puerperio viene definito come il periodo che inizia dopo il parto e comprende tutti i primi 40 giorni successivi. Un periodo speciale, in cui tradizionalmente, la neomamma doveva restare a riposo e dedicarsi solo al suo bambino, mentre le altre donne della famiglia si occupavano di tutte le incombenze domestiche.

Oggi la società è molto cambiata, ma le sei settimane del puerperio restano un momento particolare nella vita della donna: è una fase di adattamento, riposo, rigenerazione dopo 9 mesi di gravidanza e un parto che ha richiesto energie fisiche e psichiche. L’imperativo sociale però sembra essere “tornare al più presto come prima”.

Il primo obiettivo che mi pongo quando entro in una casa per una visita domiciliare dopo la nascita è: aprire questo spazio, far comprendere che c’è bisogno di una “luna di latte”.

Un periodo di riposo per il corpo per i suoi processi involutivi, un periodo per avviare il legame con il proprio bambino. Così come quando uno si sposa, legandosi a una persona per la vita, si concede una vacanza per stare insieme, conoscersi, dedicarsi all’altro, vivere il piacere… Altrettanto dovrebbe fare quando arriva un bambino per tutta la vita! Il puerperio è il momento di goderselo, di conoscerlo.

 

Il fattore dominante: il benessere della donna. Il benessere della madre è il benessere del bambino.

“Tu come stai?” è la prima domanda che rivolgo alle madri. L’ascolto è il primo ingrediente di cura.

Mi occupo del loro benessere generale, dell’allattamento, dell’utero, del perineo con le eventuali suture oppure della cicatrice da taglio cesareo.

 

Il secondo fattore: relazione mamma-bambino e la relazione mamma-bambino-papà.

Il bambino dopo il parto è ancora parte dell’organismo materno, non è altro da lei ma vive attraverso di lei. Il cucciolo d’uomo è immaturo e deve maturare ancora per diversi mesi fuori dall’utero, ma nel contenimento materno.

 

Il terzo fattore: il padre.

Anche lui è in transizione, in questa terra di mezzo. Ha bisogno di conoscere il bambino, di trovare una sua collocazione nella triade familiare, di imparare a prendersene cura e di elaborare l’esperienza della nascita.

Si trova nella necessità di riconsiderare il suo essere partner nel suo modo di essere vicino alla donna in questa nuova fase.

L’ultimo fattore è il contesto ambientale.

L’ambiente deve offrire un sufficiente sostegno alla madre affinchè si possa dedicare a se stessa e al bambino e possa allattare. Questo sostegno non dovrebbe essere delegato principalmente al padre, per le ragioni di cui sopra.

Cogliere tutti questi elementi è ciò che faccio durante una visita dopo il parto.

Lo sguardo è globale e d’insieme. Non è possibile guardare un solo pezzettino, si smarrirebbero gli altri. Non è possibile guardare solo l’apparenza globale, si perderebbero i dettagli.

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