Se stai leggendo questo articolo probabilmente hai già sentito nominare il pavimento pelvico, ma sospetto — e non a caso — che nessuno te lo abbia mai davvero spiegato bene. Non è colpa tua: è che di questa parte del corpo, in gravidanza, si parla pochissimo. E quel poco, spesso, arriva troppo tardi.

Con questo articolo voglio rispondere alle domande che mi sento fare più spesso e sfatare qualche mito, perché il pavimento pelvico non è un dettaglio da corso preparto: è una parte del percorso di cura che merita spazio fin dai primi mesi.

Perché se ne parla così poco (e perché è un problema)

Le linee guida delle società scientifiche sulla prevenzione dell’incontinenza urinaria sono chiare: la valutazione del pavimento pelvico andrebbe fatta in tutte le gravidanze, anche in assenza di sintomi o di una storia di disturbi urinari. Eppure, nella mia esperienza, la maggior parte delle donne scopre questa possibilità solo durante il corso di preparazione alla nascita — quindi, di norma, al terzo trimestre.

Meglio tardi che mai, per carità. Ma nel frattempo si sono perse settimane preziose di lavoro utile su una parte del corpo che, in sala parto, farà una differenza enorme.

Lo dico sempre alle mie pazienti: puoi avere davanti la migliore ostetrica del mondo, ma ci sono cose su cui nemmeno lei può lavorare bene se non sono state coltivate prima. E una di queste è proprio la consapevolezza del pavimento pelvico.

Culturalmente siamo pochissimo allenate a percepire questa muscolatura, a capire come “risponde” quando la usiamo. Il risultato? Al momento del parto, se non hai mai imparato a sentire e attivare il tuo pavimento pelvico, non riuscirai a seguire nemmeno le indicazioni più precise. Non è un problema di bravura dell’ostetrica: è un problema di allenamento, ed è per questo che la cura in gravidanza — valutazione del pavimento pelvico inclusa — è così importante per una buona nascita.

 

I tre “caratteri” del pavimento pelvico

Il pavimento pelvico è un piano muscolare complesso, e semplificando possiamo dire che si presenta fondamentalmente in tre modi:

Normotono: il tono è nella norma, la muscolatura è in salute.

Ipotono: il tono è ridotto, la muscolatura è un po’ “debole”.

Ipertono: il tono è aumentato e la difficoltà principale è riuscire a rilassare la muscolatura.

Che sia ipotono o ipertono, in entrambi i casi il parto rischia di peggiorare il quadro se non ci si lavora prima. E anche un pavimento pelvico normotonico trae beneficio da un lavoro mirato: si traduce in un parto più semplice e in un recupero più rapido nel post-partum.

Ecco perché le società scientifiche raccomandano la valutazione già in gravidanza: serve a capire come sta la muscolatura di quella specifica donna e a costruire, se necessario, un percorso di riabilitazione su misura.

Il ginecologo controlla il pavimento pelvico? Quasi mai

Domanda diretta, risposta diretta: nella maggior parte dei casi no, il ginecologo non valuta il pavimento pelvico in gravidanza. Non è (necessariamente) il suo compito. Ma dovrebbe comunque indicare alla donna dove andare a farlo, perché far circolare questa informazione dovrebbe essere il minimo sindacale.

Se nessuno te lo ha mai detto: non significa che non serva. Significa solo che tocca a te, o a chi ti segue, portare l’argomento sul tavolo.

Quando fare la valutazione: prima è, meglio è

Buona notizia: la valutazione del pavimento pelvico si può fare in qualunque momento della gravidanza. Migliore notizia: più tempo hai a disposizione, più il lavoro potrà essere graduale, preciso e senza fretta — con un risparmio sia di tempo che economico.

Se invece ci si arriva più avanti, il lavoro dovrà essere più intensivo e concentrato in meno tempo, il che significa in genere un investimento (di tempo e di denaro) maggiore.

Nella maggior parte dei casi, dopo la valutazione vengono indicati esercizi specifici da fare a casa, per amplificare i benefici del lavoro fatto in studio.

Chi può valutare il pavimento pelvico

Diverse figure sanitarie possono occuparsene, a patto che abbiano una formazione specifica in quest’ambito: medici, fisioterapisti, ostetriche e infermieri. Non è affatto scontato, quindi, che ogni professionista sanitario — pur competente nel suo campo — abbia le competenze specifiche su questo tema. Vale sempre la pena chiedere.

“Ma io lo alleno già in palestra”

È una delle domande che mi sento fare più spesso, e la risposta è sempre la stessa: il lavoro in palestra viene dopo la valutazione, non al suo posto.

Mi è capitato spesso, durante una visita, di chiedere a una donna di stringere il pavimento pelvico e vederla invece spingere verso l’esterno — un’inversione di comando che, ripetuta per settimane in un corso di gruppo senza supervisione, rischia di peggiorare la situazione anziché migliorarla. In altri casi, la contrazione “sembra” corretta — tanto alla donna quanto al personal trainer — ma in realtà coinvolge altri muscoli, lasciando il pavimento pelvico debole esattamente come prima, semplicemente perché non viene allenato nel modo giusto.

Per questo la valutazione prima dell’attività in palestra, anche personalizzata, è fondamentale: aiuta la donna a portare l’attenzione sul proprio pavimento pelvico e a capire davvero cosa sta succedendo, momento per momento. Solo da lì si può costruire un lavoro mirato e concreto.

Il pavimento pelvico si conosce, si rispetta, si allena

Non serve aspettare il terzo trimestre, non serve aspettare un sintomo, e non serve nemmeno aspettare il permesso di qualcuno per iniziare a prendersene cura. Il pavimento pelvico è una parte del corpo che accompagna la gravidanza, il parto e il post-partum: conoscerlo prima significa arrivare più preparate, con più consapevolezza e — diciamolo — con molta più serenità.

Se non hai ancora fatto una valutazione del pavimento pelvico, o vuoi semplicemente saperne di più sul tuo corpo in questa fase, scrivimi: ne parliamo insieme, con calma e senza fretta

Ostetricamente
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